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17/10/2007 07:10:00 • Mostre

MOSTRE: ROMA, ALLA GALLERIA BORGHESE 'CANOVA E LA VENERE VINCITRICE'

LA STATUA DELLA 'PAOLINA' E ALTRI CAPOLAVORI DELLO SCULTORE DI CUI RICORRE IL 250 ANNO DALLA NASCITA

Roma, 17 ott. (Adnkronos Cultura) - L'arte di Antonio Canova è esposta in quella che lo stesso artista definiva la "villa più bella del mondo". La Galleria Borghese, dove è stata allestita la mostra "Canova e la Venere Vincitrice". L'esposizione, che si potrà visitare fino al 3 febbraio, intende ripercorrere la carriera del grande artista, che ha trasformato il marmo in vera carne, attraverso oltre cinquanta opere provenienti dai più grandi musei del mondo. Oltre ai grandi marmi, sono in mostra disegni, tempere, monocromi, dipinti, bozzetti in creta e terracotta. Tra le opere esposte presenti sedici dei suoi grandi marmi come le 'Tre Grazie' dall'Ermitage di San Pietroburgo o la 'Venere' dal Leeds City Art Gallery, o 'Amore e Psiche' dal Louvre di Parigi. Una mostra che giunge a conclusione del 250° anniversario dalla nascita di Canova e si apre nel bicentenario di Paolina. Si tratta di "una delle mostre più sensazionali tra quelle che si tengono quest'anno dedicata al primo grande artista moderno, la cui modernità è rappresentata dalla sua capacità di riferirsi al contesto del tempo e di esserne attore. Ed è ben testimoniata anche dalla sua nomina a ‘Ispettore generale delle belle arti', precedentemente attribuita al solo Raffaello Sanzio tre secoli prima e che fece di Canova il primo sovrintendente della storia moderna", ha spiegato il ministro dei Beni e delle attività culturali Francesco Rutelli intervenuto all'inaugurazione della mostra. L'esposizione è la seconda del ciclo "Dieci grandi mostre", inaugurato lo scorso anno con Raffaello e che proseguirà fino al 2015, con artisti come Correggio, Caravaggio, Cranach, Francis Bacon. "Come tutte quelle del nostro programma, questa mostra -ha detto la direttrice della Galleria, Anna Coliva- ha un significato particolare e contribuisce a fare in modo che la Collezione studi sé stessa: concentrandoci su una delle opere rappresentate nel nostro museo, ci lavoriamo intorno, proseguendo la ricerca". In questo caso lo spunto è dato dalla statua di Paolina, da cui prende anche il nome la mostra "Canova e la Venere vincitrice" e che rappresenta "uno dei massimi capolavori della Collezione -ha concluso la Coliva- e della storia dell'arte occidentale". "Nel 1822 Leopardi lasciava Recanati per Roma -ha raccontato Ferdinando Mazzocca, curatore della mostra- con il sogno di incontrare il più grande artista del suo tempo. Un sogno destinato ad infrangersi perché proprio quell'anno Canova morì a Venezia". Mazzocca ha quindi ricordato come lo scultore, celebre in vita, andò incontro dopo la morte ad un progressivo oscurarsi della fama, fino ai primi anni del Novecento, quando invece incominciò ad imporsi la volontà di riconoscerne il grande genio. Ventuno le sculture in marmo, cui si aggiungono ventinove tra disegni, bozzetti in argilla e bozze in gesso. Oltre a un dipinto: una tempera su tela intitolata "Due ninfe hanno rubato il turcasso ad Amore", datata tra il 1787 e il 1799. Ma la "star" rimane la "Paolina", che è "diventata con il tempo -scrive nella prefazione al catalogo della mostra Claudio Strinati, Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano- un emblema assoluto per tutta la storia dell'arte occidentale". Ispirata al "Ritratto di Madame Récamier" di David, la statua viene commissionata nel 1804 e portata a termine nel 1808, proprio nel momento in cui il marito di Paolina, Camillo Borghese, vende duecentocinquanta marmi antichi della sua collezione al cognato Napoleone Bonaparte, provocando la fiera ripulsa del "Soprintendente" Canova. "La concomitanza dei due episodi -prosegue Strinati- ha valore quasi di fatale coincidenza perché permette di capire bene quelle che furono, agli occhi dei contemporanei e ai nostri, le caratteristiche salienti della personalità canoviana".



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